Il povero Piero (2026)

È con vera gioia che pubblichiamo l’articolo sullo spettacolo “Il povero Piero”, andato in scena a maggio 2026, per la regia Chiara Petrolati, a conclusione del laboratorio teatrale con i ragazzi della secondaria di primo grado. Di seguito il suo racconto dell’esperienza laboratoriale vissuta insieme ai ragazzi.

«Il 30 maggio 2026, i ragazzi della secondaria di primo grado del gruppo del giovedì sono andati in scena con “Il Povero Piero” di Achille Campanile, in un adattamento, curato dalla sottoscritta, che intrecciava “Visita di condoglianze”, breve atto unico scritto da Campanile nel 1939, e “Il povero Piero”, opera del 1959 che sviluppa e amplia gli stessi temi e gli stessi meccanismi comici.


Achille Campanile, uno dei più originali umoristi del Novecento italiano, è considerato un precursore del teatro dell’assurdo e, attraverso una lunga serie di equivoci e situazioni paradossali, costruisce una farsa che ruota attorno alla presunta morte di Piero e alle assurde conseguenze delle sue ultime volontà, trasformando il lutto in un’occasione per mettere alla berlina i rituali, le convenzioni sociali e le piccole ipocrisie della buona borghesia.

Affrontare questo autore ha rappresentato una sfida molto diversa rispetto a quelle degli anni precedenti. La comicità di Campanile, infatti, non si fonda tanto sulle battute in sé, quanto sul loro ritmo, sui silenzi, sulle sospensioni e sul perfetto incastro dei tempi comici. Il suo umorismo, costruito sul nonsense, sui doppi sensi e sul paradosso, richiede grande precisione: basta anticipare o ritardare una battuta di pochi istanti perché l’effetto comico venga meno. Per questo motivo una parte importante del lavoro è stata dedicata proprio alla ricerca del giusto ritmo scenico, imparando ad ascoltarsi reciprocamente e a sostenere i tempi degli altri, oltre che i propri.

La complessità dello spettacolo non riguardava soltanto il linguaggio e lo stile interpretativo. La messinscena prevedeva infatti molti personaggi, spesso in scena nello stesso momento, con numerose entrate ed uscite e ciò richiedeva attenzione costante sia sul palco sia dietro le quinte. 

Anche i temi affrontati dall’opera rappresentavano un terreno poco familiare per i ragazzi. Campanile ironizza sui luoghi comuni che accompagnano il lutto, sulle convenzioni delle visite di condoglianze e sulle ridicolaggini di un ambiente alto borghese lontano dalla loro esperienza quotidiana. Durante il percorso abbiamo quindi cercato insieme delle chiavi di lettura che permettessero di comprendere il senso di quella comicità, senza limitarci a riprodurne superficialmente gli atteggiamenti. È stato interessante scoprire come, dietro situazioni apparentemente assurde, si nascondano dinamiche umane ancora oggi sorprendentemente attuali.

Lo spettacolo ha visto salire sul palco tredici giovani attori, molti dei quali alla loro prima esperienza all’interno del laboratorio teatrale. Come sempre i primi mesi del percorso sono stati dedicati soprattutto alla costruzione del gruppo: attraverso esercizi sul corpo, sulla voce, sull’immaginazione, sull’ascolto e sulla relazione con l’altro, abbiamo lavorato per costruire un linguaggio teatrale condiviso, fornire a ciascuno gli le basi indispensabili per prendere consapevolezza dei propri strumenti espressivi e creare un clima di fiducia reciproca, fondamentale affinché ciascuno potesse sentirsi libero di sperimentare, sbagliare e mettersi in gioco. 
È stato bello vedere come, incontro dopo incontro, il gruppo si sia consolidato, sviluppando una crescente sintonia, una forte complicità e un autentico piacere di condividere il lavoro scenico.

Uno degli aspetti più piacevoli è stato, infatti, il clima con cui abbiamo affrontato l’intero percorso. Sia la fase laboratoriale che le prove sono state caratterizzate da grande partecipazione, curiosità e voglia di divertirsi insieme. Pur lavorando con serietà e attenzione, non sono mai mancati momenti di leggerezza, risate e improvvisazioni che hanno contribuito a rafforzare il gruppo e a rendere ogni incontro un’occasione di crescita condivisa. 

Guardando il percorso nel suo insieme, la soddisfazione più grande è stata osservare l’evoluzione di ciascuno di loro. Chi era alle prime armi ha acquisito sicurezza e consapevolezza, mentre chi aveva già esperienza ha saputo mettersi al servizio del gruppo. Tutti hanno affrontato con entusiasmo e impegno le difficoltà di un testo tutt’altro che semplice, riuscendo a costruire uno spettacolo vivace, ritmato e capace di restituire al pubblico l’ironia raffinata e surreale di Campanile.

Concludo quest’anno con grande soddisfazione e gratitudine. Ringrazio tutti e tredici i ragazzi per l’entusiasmo, l’impegno e la disponibilità: ciascuno, con la propria personalità, ha contribuito a rendere questo laboratorio un’esperienza ricca non solo dal punto di vista teatrale, ma anche umano. 

Mi auguro che il palco continui ad essere per loro uno spazio di scoperta, di crescita e di libertà, e che la curiosità e il piacere di fare teatro insieme possano accompagnarli ancora a lungo».

Chiara Petrolati

Vi lasciamo alle belle immagini realizzate da Alfredo Trenca, che ringraziamo. Per una migliore visualizzazione, cliccando su una foto sarà possibile ingrandirla e visualizzare, tramite l’utilizzo delle frecce, tutte le altre.



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