Il mio ombelico è sobrio (2026)

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Per la Stagione Teatrale 2025/26 il gruppo degli adulti, condotto da Elisa Bongiovanni, ha messo in scena lo spettacolo “Il mio ombelico è sobrio”, rappresentato il 14.6.2026.

Eccovi il racconto della regista.

«Anche quest’anno, col mio gruppo di fantastiche donne, ci siamo inoltrate nei meandri di noi stesse, esplorando gli animi umani, questa volta alla ricerca del proibito, del vietato, del non politicamente corretto.

Dopo una prima fase di laboratorio vero e proprio, in cui, come ogni anno, lavoriamo sulla relazione (col proprio corpo, con lo spazio, con il gruppo) attraverso giochi teatrali di diverso tipo (movimento, voce, improvvisazione) che ci serviranno anche per la messa in scena finale, ho chiesto alle partecipanti se avessero voglia di lavorare sui vizi capitali. Ho chiesto di andarseli a studiare, di scegliere quale pensassero potessero rappresentarle di più, ho chiesto di cercare testi che potessero raccontarli (e io stessa mi sono messa a studiare).

Diciamo che la reazione iniziale è stata piuttosto tiepida. Ma poi ho spiegato loro che quello che mi interessava indagare era come se fisicamente potessimo raccontare delle emozioni, in modo crudo, diretto, in qualche modo anche violento, cosa che forse nessuna si era mai permessa. Andare ad esplorare fino in fondo cosa il corpo prova nella gola o nella superbia non è terreno di tutti i giorni. Quando ho iniziato a proporre loro dei “giochi” sul tema, l’entusiasmo ha preso il sopravvento. Le ho viste ridere con le lacrime, mentre parlavano una lingua aliena inventata, o mentre cercavano disperatamente qualcosa da mangiare. Un giorno, mentre lavoravamo sui centri energetici del metodo Michail Checov, una di loro ha buttato lì una frase: “Il mio ombelico è sobrio!”

Da lì è stato un attimo entrare nella drammaturgia. Ho scoperto, studiando, che i vizi capitali erano inizialmente otto: gola, lussuria, avarizia, ira, tristezza, accidia, vanagloria e superbia.

La tristezza è stata successivamente accorpata come già effetto dell’accidia o dell’invidia; stessa cosa è accaduto per la vanagloria, accorpata successivamente nell’unico vizio della superbia. Gli altri vizi sono gli stessi giunti a noi (ira, lussuria, avarizia, gola), mentre l’invidia è stata aggiunta successivamente. E da lì tutto è partito: e se per una volta ci dessimo la possibilità di vivere fino in fondo dei sentimenti, delle emozioni, senza la paura del senso di colpa o del pudore con cui ci hanno sempre tenute a bada? Abbiamo cercato i testi più diversi e disparati possibile, abbiamo letto tanto – da sole, insieme -, ci siamo date suggestioni, ci siamo confrontate e abbiamo tirato fuori una serie di monologhi: da Cinque atti unici per donna sola di Arnold Wesker, da In mezzo al mare di Mattia Torre e da Accessories di Gloria Calderon Kellet. 

In un lavorìo di taglia e cuci, di aggiusta, cambia, sposta, aggiungi, abbiamo scritto la storia di una donna che è tutte le donne. Alla quale capitano cose come a tutte le donne e – come è giusto che sia -, ci passa attraverso per raggiungere la sua consapevolezza. Ogni attrice impersonava la stessa donna ma in un momento diverso di vita e di consapevolezza, ogni monologo rappresentava un vizio, dove il personaggio si perdeva in totale abbandono, portando così il pubblico ad arrabbiarsi, a credersi dio o a lasciarsi sprofondare nell’accidia, come forse non si era mai permesso.

E così ci siamo inoltrate nel sottobosco delle nostre emozioni e abbiamo tirato fuori tutto. Abbiamo esplorato il dogma dei vizi capitali, e ci siamo date il permesso di riabilitarli. Non sono più vizi: sono le parole non dette, i sentimenti non vissuti. 

In questo spettacolo abbiamo dato spazio a ciò che per secoli ci hanno insegnato a nascondere. Perché siamo tutto: siamo invidiose e pigre, superbe e tristi, rabbiose e golose, boriose e piene di desiderio. E per una sera ci siamo concesse di essere tutto in una volta.

Ad accompagnare i cambi scena dove un’attrice passava il testimone all’altra, abbiamo usato le musiche dalla bellissima colonna sonora dell’altrettanto bellissimo film “Pina” di Wim Wenders: chi meglio di Pina Bausch poteva accompagnarci in questo percorso di scoperta e di lasciare andare?

Come ogni anno, queste donne che mi seguono nelle mie follie, mi hanno stupita, sorpresa, fatta ridere, sconvolta, fatta arrabbiare, e poi di nuovo ridere, mi hanno fatta piangere, perdere e ritrovare. Hanno amato fino in fondo quello che hanno agito sul palco. E io le ringrazio sempre per la fiducia che ripongono in me in questi bellissimi e vivi salti nel buio».

Elisa Bongiovanni

Le foto sono a cura di Michele Tambornino, che ringraziamo.

Potete cliccare sulle foto per ingrandirle e poi scorrerle.


  1. Claudia

    come ogni anno un’esperienza unica e bellissima, grazie Elisa

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